Di Vittorio e il premio cubatura
La figura di Giuseppe Di Vittorio, rilanciata da uno sceneggiato televisivo emozionante e agiografico, ha suscitato a sinistra commenti sull’esigenza di riproporre i temi della storia contemporanea. In effetti tra quelli cui farebbe bene rileggere le vicende e le battaglie del sindacaliata pugliese c’è anche lo stato maggiore della Cgil, il suo sindacato, che dovrebbe ricordare l’impostazione produttivistica del Piano del lavoro.

L’attenzione della Cgil di oggi, infatti, di fronte a una crisi che minaccia l’occupazione, pare concentrarsi principalmente sui provvedimenti assistenziali per chi perde il lavoro, trascurando e talora addirittura osteggiando i provvedimenti che si propongono di creare o difendere i posti di lavoro. Invece di proporre proiezioni catastrofistiche sul milione di posti che si perderebbero, i dirigenti della Cgil dovrebbero guardare per esempio alla Spagna, che li ha già persi effettivamente, a causa di una paurosa crisi del settore edilizio. E’ in quel settore che in Italia, invece, si può recuperare, con le risorse pubbliche attivate con le grandi opere e con quelle private mobilitate dal piano casa. La Cgil invece di entrare nel merito di queste opportunità ha stretto un’intesa con le associazioni ecologiste che si oppongono sempre a tutto, facendo prevalere un presunto interesse politico a quello sindacale della difesa del lavoro. Un errore che, pur in un tempo dominato da scontri ideologici di tutt’altra portata, Di Vittorio non avrebbe mai commesso.